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T R A I L E R

   
 

"esordio di Robert Rodriguez"

 

 

Nel bel mezzo del regolamento di conti tra una banda di narcotrafficanti, piomba per caso un "mariachi": un cantante e suonatore di chitarra. Scambiato per uno dei killer a causa della custodia del suo strumento, analoga a quella usata dai criminali per nasconderci fucili e munizioni, verrà braccato per tutta la città... Prima inquadratura -o quasi- un gruppo armato sta per entrare in una prigione: è la stessa, medesima, identica inquadratura della squadra delle vipere mortali che entravano nella chiesetta dove si celebravano le prove della cerimonia della "Sposa". Tarantino è un grande amico di Robert Rodriguez, e certamente avrà chiesto il "consenso". "El Mariachi" è la pellicola d'esordio del talentuoso regista messicano: un lavoro -pare- realizzato interamente da lui medesimo, autore di storia, riprese, fotografia, musiche, tutto. Certo, l'amatorialità si vede, come del resto si vedeva nei primi lavori di Peter Jackson, specie nella ridondanza inutile di alcune riprese ravvicinate, ma il talento del regista già appare evidente. Prima di Banderas (nel pseudo sequel che verrà di qui a tre anni, prodotto in pompa magna dall'amico e futuro sodale Quentin Tarantino) il protagonista è un attore piuttosto anonimo: praticamente il sosia di Marrale, il riccioluto dei Matia Bazar (la barista però non è la Ruggero). Spettacolare e irresistibilmente comica la scena dove il Nostro si propone in un locale per essere assunto come cantante-intrattenitore venendo sbeffeggiato dal proprietario, orgogliosissimo nel mostrargli di possedere "già un'intera orchestra" nella fattispecie di una "moderna" tastiera con accompagnamenti (!) Simpatici taluni passaggi dialogici ("ne ho solo ammazzati 6, non 10, 6 sempre stato un somaro in matematica!") che bilanciano il tasso di violenza di molte scene, posizionando la pellicola in pieno settore "pulp". [FB]

 

[ID] di R. RODRIGUEZ, CON ?, AZIONE, MESSICO, 1992, 78', 1.85:1