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T R A I L E R

   
     

 

Harlan dice di parlare senza ripetere le voci che ha nella testa. Combatte la disperazione della solitudine ritagliando su di sé il ruolo di un anacronistico cowboy idealista della provincia americana. L'amore di una minorenne contrastato dal patrigno di lei crea i presupposti per la tragedia... "Down in the Valley" appartiene alla categoria "bei film che rischiano di passare inosservati complice una distribuzione miope e una promozione inadeguata". Uscito a noleggio appena due mesi dopo la ridicola distribuzione nelle sale (chi l'ha visto? sul serio) merita di essere recuperato da chi sa apprezzare le perle che spesso ci offre la produzione indipendente americana e lo smisurato talento di Edward Norton. Il fatto che quest'ultimo sia sotto utilizzato a tal punto che le proprie apparizioni debbano essere in parte autofinanziate, la dice lunga sullo stato di confusione che affligge la settima arte. I segni del tempo iniziano a palesarsi sulla sua magnifica "faccia da cinema" ma ancora una volta è la sua statura che giganteggia su tutto. Bisogna riconoscere che pure il restante cast non scompare al suo cospetto, consegnandoci un ottimo David Morse e una (bellissima) Evan Rachel Wood: fragile e vulnerabile, perfetta sintesi di un'adolescenza contraddittoria, pulsante di sensualità ma anche inafferrabile. Solidissimo nella prima metà (la più riuscita) lo spettacolo diretto con piglio autoriale (arditi giochi di dissolvenze, la stupenda ripresa in altalena, la divertente parentesi metafilmica), respira la tipica aria salubre da "film indipendente", smarrendo la via nella seconda (più rischiosa e inevitabilmente meno credibile), rischiando un po' troppo sui sentieri del western atipico. Fotografato splendidamente in controluce, si avvale di una colonna sonora composta di piacevolissime canzoni di frontiera. Lievi e ariose come lo può essere lo spettacolo al quale fanno da contrappunto. [FB]

 

[ID] di D. JACOBSON, con E. NORTON E E. RACHEL WOOD, DRAMMA, USA, 2005, 125', 1.85:1, VOTO: 8