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L'ARMATA BRANCALEONE
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T R A I L E R

   
 

"Bergman sperimentale: affascinante, ma anche un discreto mattone"

 

 

Un'attrice in forte stato depressivo da oltre tre mesi è affidata alle cure di una giovane infermiera. Chiusa in un mutismo totale, si risolleverà dall'apatia in cui era scivolata, trasferendosi con la seconda in una casa in riva al mare. Mentre la prima è muta ascoltatrice, la seconda si abbandona a confidenze molto intime... Celebre per l'incipit e quel membro eretto inserito a fine subliminale in mezzo a fotogrammi vari fra cui la macellazione cruenta di un agnello e una crocefissione. Il tutto su musica seriale (Lars Johan Werle) e in un rigido bianco e nero. Ma alla regia (e in sala di montaggio) non c'è nessun Tyler Durden ma sorprendentemente un certo Ingmar Bergman. Poi compare un bambino avvolto in un lenzuolo e inizia a carezzare un grande volto materno. Sono tutti pezzi di realtà trasfigurati e sublimato dal dolore di una madre che non riesce ad essere all'altezza del suo ruolo. Per decenni CHIUNQUE avesse voluto dirsi "cinefilo" doveva PER FORZA fare il nome dell'autore svedese. Durante la rappresentazione dell'Elektra si capirà cosa voleva esprimere il cineasta nordico. Per il resto, si alternano il racconto dell'infermiera sull'avventura vissuta in spiaggia dov'era con un'amica a prendere il sole nude, e quadri piuttosto stilizzati, praticamente affini al cinema sperimentale. Lynchiano nei suoi squarci (letterali, su pellicola) surrealisti, il più cerebrale dei film di Bergman, "Persona", mischia realtà a pensieri ed elucubrazioni tradotte egualmente in immagini, di una donna.  Quel che è certo è che la versione del film in mio possesso, con lieve sfasamento di video e audio, contribuiva ad assegnarne un effetto lisergico e letagico allo stesso tempo. Un discreto mattone. Con Bibi Anderssoon troviamo l'habitué Liv Ullmann, vera e unica musa del cineasta. Musiche che procedono in maniera paritetica verso lo sperimentalismo, l'atonalità, la contemporaneità. [FB]

 

[ID] DI I. BERGMAN, CON L. ULLMANN E B. ANDERSSON, DRAMMATICO, SVEZIA, 1966, 79', 1.33:1